Ottobre 1, 2026

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Quando il jazz trova casa nel cuore della città: Stjepko Gut illumina la seconda serata di “Cuore Siciliano, Battito Jazz”

A Largo Barile il concerto del trombettista serbo conferma la vocazione del Festival costruito da Giuseppe Miraglia. Stasera il viaggio si conclude con le sonorità brasiliane dei Dual Flow

Ci sono luoghi che ospitano uno spettacolo e luoghi che, quasi senza essere stati pensati per farlo, finiscono per diventarne parte. Nella seconda serata di “Cuore Siciliano, Battito Jazz”, Largo Barile e la facciata di Palazzo Moncada sono entrati dentro il concerto: pietra, luci, pubblico e musica hanno costruito una scena che difficilmente avrebbe potuto essere progettata a tavolino.

Al centro c’era la tromba di Stjepko Gut.

Una vita attraversata dal jazz internazionale, dagli incontri e dai palcoscenici, portata venerdì sera nel cuore di Caltanissetta senza bisogno di effetti speciali. Bastavano il suono, l’esperienza e quel modo di stare dentro la musica che appartiene a chi non deve più dimostrare nulla.

Attorno a lui una formazione capace di trasformare il concerto in un dialogo:Stjepko Gut alla tromba , Rino Cirinnà al sax, Angelo Cultreri all’organo Hammond e Paolo Vicari alla batteria. Non semplici accompagnatori, ma musicisti chiamati continuamente dentro una conversazione fatta di assoli, risposte, pause e improvvisazione.

Ed è forse questa una delle immagini più belle lasciate dalla seconda serata: Gut e Cirinnà uno accanto all’altro, tromba e sax che si cercano e si rispondono, mentre alle loro spalle Palazzo Moncada cambia colore e davanti al palco il pubblico segue, fotografa, registra.

Un Festival che comincia ad avere una propria identità

Dopo la serata inaugurale affidata alla voce di Flora Faja, l’arrivo di Gut ha mostrato con maggiore chiarezza il disegno costruito per questa seconda edizione.

Non tre concerti semplicemente messi uno dopo l’altro, ma tre modi differenti di attraversare il jazz.

Ed è qui che va riconosciuto il lavoro di Giuseppe Miraglia, presidente di The Bridge Jazz Club, che ha immaginato e costruito “Cuore Siciliano, Battito Jazz” cercando una strada non scontata: portare a Caltanissetta musicisti con storie, linguaggi e provenienze differenti e mettere la qualità musicale prima di tutto.

Il risultato è sotto gli occhi di chi ha partecipato alle prime due serate: il jazz è entrato fisicamente nel centro storico e Palazzo Moncada è diventato una quinta scenica naturale.

A Miraglia va quindi riconosciuto non soltanto il merito della direzione artistica e della scelta dei musicisti, ma anche la capacità di tenere insieme visione e concretezza, costruendo attorno al Festival una squadra e affrontando gli inevitabili imprevisti senza snaturare il progetto.

È probabilmente da qui che può cominciare il percorso più interessante: fare in modo che “Cuore Siciliano, Battito Jazz” non sia soltanto un appuntamento nel calendario degli eventi, ma acquisisca negli anni una propria riconoscibilità.

Quando anche le imprese scelgono la cultura

Un progetto culturale, però, non vive soltanto sul palco.

Accanto al sostegno del Comune di Caltanissetta, del Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta e del Conservatorio “Vincenzo Bellini”, questa edizione ha trovato il sostegno di imprese private che hanno deciso di legare il proprio nome alla manifestazione.

Audi Meridiano Agrigento, Il Centesimo, Centro Analisi Pasteur, Fresco di Vigna, BAPS , uno@uno e Geraci 1870 hanno contribuito, ciascuna nel proprio ruolo, alla realizzazione del Festival.

Non è un dettaglio secondario. Quando un’impresa decide di sostenere musica e cultura sul territorio non acquista semplicemente uno spazio per il proprio marchio: contribuisce a rendere possibile qualcosa che resta alla città.

E le fotografie di queste sere raccontano bene cosa significhi: un palazzo storico illuminato, musicisti sul palco, persone sedute ad ascoltare e altre con il telefono alzato per portarsi dietro qualche secondo di musica.

Stasera l’ultimo cambio di colore

E il viaggio non è ancora terminato.

Questa sera, sabato 26 settembre alle 20.30, Largo Barile ospiterà la serata conclusiva di “Cuore Siciliano, Battito Jazz”.

Dopo la voce di Flora Faja e la tromba di Stjepko Gut, il Festival cambierà ancora una volta pelle.

Arrivano i Dual Flow con “Brazilian Vibes”, progetto di Giacomo Tantillo alla tromba e Roberto Gervasi alla fisarmonica, al loro fianco la solidità e la sensibilità ritmica di Stefano India (basso elettrico) e Vito Vultaggio (batteria).

Già l’accostamento dei due strumenti racconta qualcosa: la tromba, così profondamente legata alla storia del jazz, incontra una fisarmonica liberata dai confini nei quali troppo spesso viene rinchiusa. In mezzo ci sono il Brasile, il ritmo, l’improvvisazione e la possibilità di contaminare linguaggi differenti.

È una conclusione coerente con il percorso delle tre serate: partire dal jazz, senza però sentirsi obbligati a rimanere dentro una sola definizione.

Questa sera si chiude dunque la seconda edizione.

Ma osservando Largo Barile pieno di musica, la facciata di Palazzo Moncada illuminata e il pubblico davanti al palco, viene naturale pensare che la parte più interessante potrebbe cominciare proprio dopo l’ultima nota.

Perché un Festival diventa davvero tale quando smette di essere soltanto una successione di concerti e comincia ad avere un’identità riconoscibile.

“Cuore Siciliano, Battito Jazz” quella identità sta iniziando a costruirla.