Lo scultore siciliano torna a Sculpture by the Sea con un dio bambino che soffia su una bolla sospesa. Un’opera che invita a riflettere sull’equilibrio della natura e sul diritto di giocare.
Un bambino emerge dalla terra e soffia verso una bolla, cercando di tenerla sospesa nel cielo. A trattenerla ci sono corde rosse e due pesanti blocchi di marmo bianco. Davanti al Pacifico, questo incontro tra leggerezza e gravità diventa una scultura capace di fermare i passanti e suggerire domande.
È “Il respiro di Eolo” — The Breath of Aeolus, l’opera con cui Leonardo Cumbo partecipa all’edizione 2026 di Sculpture by the Sea, lungo il percorso costiero tra Bondi e Tamarama, a Sydney. A Marks Park, il mito mediterraneo incontra il paesaggio australiano e gli sguardi di un pubblico internazionale.

A raccontarne la nascita e i significati è lo stesso artista, intervistato sul posto da Paolo Gallo per SBS Italian, la redazione in lingua italiana dell’emittente pubblica australiana.
Un dio bambino davanti all’oceano
Cumbo sceglie di allontanarsi dall’immagine tradizionale di Eolo come figura anziana e barbuta. Il suo dio dei venti ha il volto di un bambino e la concentrazione di chi si diverte con una bolla di sapone.
Il soffio sembra mantenerla in aria, mentre tre elementi elastici, collegati alle zavorre di marmo di Carrara, esercitano una forza contraria. La scena resta sospesa in un equilibrio che ciascun osservatore può immaginare di risolvere: la bolla riuscirà a liberarsi oppure sarà trascinata verso terra?
In questa tensione si riconosce una ricerca che attraversa le opere recenti dello scultore. L’immagine suggerisce un movimento e lascia al visitatore la possibilità di proseguirlo con il pensiero, secondo la propria sensibilità e il proprio stato d’animo.
I quattro elementi e la fragilità degli equilibri
Le radici siciliane dell’artista affiorano attraverso la mitologia e il richiamo alla filosofia di Empedocle. Terra, aria, acqua e fuoco entrano nella composizione attraverso forme, materiali e colori.
La terra è il prato da cui emerge il volto di Eolo; l’aria prende forma nel soffio. Il bianco del marmo richiama grandi cubi di ghiaccio, mentre il blu rimanda alla profondità del mare. Il rosso delle corde introduce il calore del fuoco.
Bronzo, acciaio inox e marmo costruiscono così un dialogo tra elementi diversi. Il paesaggio completa l’opera: il verde, il cielo e l’oceano partecipano alla sua lettura.
Nell’intervista Cumbo collega questa ricerca anche alla riflessione sul cambiamento climatico. Il vento può accompagnare un gioco infantile con una brezza delicata e può manifestarsi come forza distruttiva. La scultura invita a soffermarsi su questa ambivalenza e sulla vulnerabilità degli equilibri naturali.
Il gioco negato, una lettura nata dal pubblico
Il confronto con i visitatori ha fatto emergere anche un’interpretazione legata all’infanzia. Quelle corde che impediscono alla bolla di volare possono evocare gli ostacoli che negano ai bambini la libertà di giocare.
Cumbo racconta di avere accolto questa lettura durante gli incontri con il pubblico: un pensiero rivolto ai bambini costretti a lavorare, privati del tempo per il gioco e per lo studio.
Un tema che trova un’eco in una sua precedente scultura, Enfant Prodige, dove un uovo tenta di volare prima ancora di diventare un uccellino. In quel caso, la riflessione riguardava anche le aspettative degli adulti e la fretta di chiedere ai più piccoli risultati eccezionali.

Entrare nell’opera attraverso un riflesso
La superficie specchiante della sfera restituisce i volti di chi si avvicina. Il visitatore vede se stesso dentro la composizione e ne diventa, per un momento, parte.
Anche il vuoto assume un ruolo preciso nella ricerca di Cumbo: permette al paesaggio e alla vita circostante di attraversare la scultura. Persone, animali e cambiamenti della luce introducono presenze sempre nuove.
Durante il soggiorno australiano, questo dialogo si sviluppa anche attraverso i laboratori con gli studenti. Le domande dei ragazzi e le osservazioni dei passanti ampliano le possibilità di lettura dell’opera.
Ascolta l’intervista completa a Leonardo Cumbo, realizzata da Paolo Gallo per SBS Italian
Dalla medicina alla scelta dell’arte
Nell’intervista trova spazio anche il percorso personale di Leonardo Cumbo. Figlio di due medici, dopo il liceo scientifico aveva intrapreso gli studi di medicina, continuando però a coltivare il disegno e a frequentare il corso libero del nudo all’Accademia di Belle Arti di Palermo.
Al quarto anno universitario arrivò la decisione di dedicarsi all’arte. Ad accompagnarlo in quel passaggio fu anche il suo professore di disegno e storia dell’arte, Gino Cannici, che ne aveva riconosciuto il talento e rassicurò la famiglia sulla scelta.
La formazione scientifica ha continuato ad alimentare il suo lavoro: proporzioni, pesi, resistenza dei materiali e azione del vento sono aspetti concreti della costruzione di una scultura destinata allo spazio aperto.
Oggi, alla quarta selezione consecutiva per Sculpture by the Sea, Cumbo porta davanti all’oceano una ricerca maturata attraverso quel percorso. E affida a un gesto familiare, il soffio di un bambino, domande che attraversano luoghi e generazioni: quanto spazio lasciamo alla libertà, quanto sappiamo custodire gli equilibri e quanto siamo disposti a lasciarci sorprendere?
Fonte: intervista di Paolo Gallo a Leonardo Cumbo per SBS Italian, pubblicata il 28 ottobre 2026.


Altre storie
Beni confiscati, Giuseppe Siviglia eletto all’unanimità presidente del Consorzio Sviluppo e Legalità
Un Viaggio nel Rinascimento Siciliano: Presentazione del Libro su Francesco II Moncada
“Fumo negli occhi”, due ore di risate e buon teatro al Regina Margherita