Luglio 21, 2026

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La città Informata

Dall’Ingegneria Informatica al romanzo d’esordio: Stefania Ferro incanta Caltanissetta con i suoi “Fili invisibili”

CALTANISSETTA – Ieri sera, la splendida cornice della Sala degli Oratori di Palazzo Moncada, a Caltanissetta, si è trasformata nel baricentro di un’intensa e partecipata riflessione collettiva. Sabato 27 giugno alle ore 18:00, la cittadinanza si è stretta attorno a Stefania Maria Pia Ferro, giovane autrice nissena di venticinque anni, per la presentazione del suo romanzo d’esordio: “Fili invisibili del destino.

L’evento non è stato soltanto una formale presentazione letteraria, ma un vero e proprio manifesto di riscatto sociale, impreziosito dal dialogo tra l’autrice e due docenti storiche del territorio: la professoressa Pamela Lucrezia Intilla (insegnante di religione e referente contro il bullismo presso l’I.C. “Lombardo Radice”) e la professoressa Maria Giulia Palermo (docente di lettere all’I.I.S. “A. Volta”).

tefania Ferro rappresenta un esempio straordinario di come discipline apparentemente distanti possano fondersi armonicamente. Laureata con lode in Ingegneria Informatica all’Università Kore di Enna, dove oggi prosegue gli studi magistrali in Intelligenza Artificiale e Sicurezza Informatica, la giovane scrittrice ha scelto la letteratura per compiere un viaggio interiore profondo, trasformando i propri vissuti in pagine di travolgente impatto emotivo.

«La scrittura mi ha salvata. Questo libro non era nato per essere pubblicato: doveva restare nel mio cassetto», ha confessato l’autrice durante l’incontro. «Spero che resti impresso, nel cuore di chi leggerà queste pagine, che dalle ferite, dai traumi e dalla violenza si può sempre rifiorire».

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Al centro dell’opera si snoda una narrazione corale che incrocia i destini di tre donne in cerca di una nuova identità: Marina, Martina, Paola.  Le loro esistenze diventano lo specchio fedele delle piaghe più dolorose della società contemporanea: dal bullismo e cyberbullismo alla precarietà lavorativa, dalle “morti bianche” alla violenza di genere, passando per la disabilità, l’elaborazione del lutto e la donazione degli organi, intesa come «atto di solidarietà estrema, il modo in cui l’amore vince sulla morte». Tra i luoghi del romanzo, emerge con forza il quartiere Librino di Catania, simbolo universale di speranza e riscatto, ma il pensiero dell’autrice va anche alle periferie invisibili e al centro storico della sua Caltanissetta, dove il disagio e le ferite spesso si nascondono nel silenzio.

Mettere queste storie su carta è stato per l’autrice come praticare l’antica arte giapponese del Kintsugi: raccogliere i cocci frammentati di realtà dolorose e incollarli pazientemente con l’oro delle parole, restituendo bellezza alla fragilità. Per Stefania, la matematica non è una materia fredda, ma una lente emotiva. Ha spiegato, ad esempio, il concetto ingegneristico di instabilità numerica – in cui una minuscola perturbazione iniziale distorce drasticamente l’output finale – come la perfetta metafora di un trauma trascurato che finisce per far crollare un’intera vita. Dietro il caos del dolore, esiste un disegno razionale in cui le anime si incrociano per fare da “fattore di correzione” l’una all’altra.

Stefania Ferro ha congedato il pubblico: «Questo libro non appartiene più a me, appartiene a voi. Spero troviate il coraggio di non girarvi dall’altra parte, e soprattutto il coraggio di dire a voi stessi: “Io valgo la pena di essere salvato”».