Agosto 7, 2026

Calt@nissetta InForma

La città Informata

Fili invisibili del destino: la scuola che salva, gli educatori che cambiano vite. Il 19 agosto a Riesi un dialogo contro il bullismo e il silenzio presso l’Auditorium Filippo Scroppo

Viviamo in un tempo in cui la velocità della quotidianità rischia spesso di rendere invisibili le fragilità di chi ci sta accanto. Eppure, basta voltarsi indietro per rendersi conto che la traiettoria di un’esistenza può cambiare radicalmente grazie a un incontro, a un gesto d’attenzione o a una parola detta al momento giusto.

La mia storia personale nasce da un’ombra che molte ragazze e ragazzi conoscono fin troppo bene: la sofferenza del bullismo. Correva l’anno 2014, un periodo in cui non esisteva ancora una legge specifica a tutela di chi subiva forme di prevaricazione e cyberbullismo, entrata in vigore soltanto nel 2017. Il peso di quelle ferite rischiava di spegnere ogni prospettiva di futuro.

Se oggi posso raccontare tutto questo con una laurea con lode in Ingegneria Informatica e con un percorso di studi in Intelligenza Artificiale e Sicurezza Informatica, è perché lungo il mio cammino ho incontrato educatori capaci di andare oltre il ruolo istituzionale, oltre la cattedra e il registro, per guardare prima di tutto l’essere umano.

Tra queste figure spicca la Prof.ssa Pamela Lucrezia Intilla, che rappresenta per me il significato più autentico della parola educatrice. In un momento in cui il silenzio sembrava l’unica possibilità, lei ha scelto di ascoltare. Ha saputo leggere ciò che non riuscivo a esprimere a parole, guardandomi negli occhi prima ancora che come studentessa, come persona.

Evento del 27 giugno presso Palazzo Moncada con la relatrice Prof.ssa Pamela Lucrezia Intilla

La Prof.ssa Intilla insegna proprio così: guardando gli occhi dei ragazzi, mettendo al centro l’individuo nella sua complessità e nella sua fragilità. Dedica il suo tempo, spesso anche quello libero, agli studenti e alla scuola perché ama profondamente il suo lavoro e crede nella funzione educativa della professione docente. Per lei insegnare non significa soltanto trasmettere conoscenze, ma accompagnare giovani donne e giovani uomini nel percorso di crescita, aiutandoli a riconoscere il proprio valore.

Il suo sostegno è stato determinante: mi ha restituito fiducia quando l’avevo perduta e mi ha aiutato a immaginare un futuro che allora sembrava irraggiungibile. Posso dirlo senza esitazione: mi ha salvato la vita e mi ha rimesso al mondo.

A volte mi fermo a pensare a cosa sarebbe successo se lungo il mio cammino non avessi incontrato persone capaci di vedermi davvero. Mi chiedo quale sarebbe stata la mia storia senza quella mano tesa, senza quello sguardo attento, senza quell’educatore che ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.

Forse oggi racconterei un destino diverso. Forse sarei potuta essere un’altra ragazza rimasta sola davanti al proprio dolore, come purtroppo è accaduto ad Andrea Spezzacatena e Paolo Mendico, giovani vite spezzate da una sofferenza che non ha trovato in tempo una risposta.

Questo pensiero rafforza ancora di più una convinzione: un educatore può cambiare il corso di una vita. A volte basta una presenza autentica, una parola detta nel momento giusto, un gesto di attenzione per aprire una strada quando tutto sembra chiuso.

Le vicende del mio romanzo sono frutto di fantasia, ma i cuori e i volti sono reali. Da questa esperienza è nato il personaggio di Paola, una delle figure centrali del mio primo romanzo Fili invisibili del destino (edito da Utterson per la collana Scatole Parlanti), ispirato proprio a quella straordinaria capacità educativa fatta di ascolto e umanità. Averla oggi al mio fianco come relatrice nelle presentazioni dell’opera rappresenta per me un atto di gratitudine verso chi ha cambiato il corso della mia esistenza.

Accanto alla Prof.ssa Intilla desidero ricordare la Prof.ssa Maria Giulia Palermo, che ha avuto un ruolo fondamentale nel mio reinserimento al Liceo “A. Volta”. La sua sensibilità, la sua capacità di accogliere senza giudizio e la sua dedizione hanno trasformato la scuola in un luogo dove poter finalmente ritrovare serenità e fiducia.

Come la Prof.ssa Intilla, anche la Prof.ssa Palermo interpreta il ruolo di docente come una missione educativa: mette al centro gli studenti, ascolta le loro difficoltà, accompagna i loro percorsi e crede nelle loro possibilità. Grazie a lei ho riscoperto il valore della scuola come comunità capace di accogliere, sostenere e offrire una seconda possibilità.

Il libro nasce proprio da questo: dal desiderio di mostrare come dal dolore possa germogliare una rinascita.

Evento del 27 giugno a Palazzo Moncada con le relatrici Prof.sse Pamela Lucrezia Intilla e Maria Giulia Palermo

La trama del mio romanzo Fili Invisibili del Destino.

La protagonista Marina è una studentessa universitaria che cammina sul confine fragile tra il desiderio di ricominciare e il peso di un passato fatto di sofferenza, ricordi dolorosi e messaggi anonimi capaci di togliere il respiro.

Nel suo percorso incontra tre donne profondamente diverse per storia ed esperienza: Paola, una madre segnata dalla perdita del marito in una morte bianca e alla ricerca di una verità nascosta tra documenti e silenzi; Martina ed Elena, figure capaci di sostenere un equilibrio fragile e accompagnare un cammino di trasformazione.

Attraverso le loro storie ho voluto affrontare alcune delle ferite più profonde della nostra società: il bullismo e il cyberbullismo, la violenza sulle donne, la donazione degli organi, la diversità e la disabilità, il cancro e il rapporto con la sanità, le morti bianche e la sicurezza sul lavoro, la disoccupazione e la precarietà, la mafia, il riscatto dei quartieri difficili come Librino a Catania, la fede, l’aborto, il lutto, il disagio giovanile e le dipendenze, il ruolo degli educatori e della scuola, la solidarietà femminile e la matematica come parte della realtà e non come materia astratta.

Fili invisibili del destino è soprattutto un tributo alla scuola che non abbandona. È il racconto di quegli insegnanti che comprendono che educare significa prima di tutto prendersi cura delle persone.

Per questo rivolgo un appello ai docenti: non sottovalutate mai nessun segnale. Un banchetto singolo, una lacrima, uno sguardo spento, un cambiamento improvviso o una richiesta d’aiuto appena sussurrata possono nascondere un dolore immenso. A volte un insegnante che sceglie di fermarsi ad ascoltare può diventare il punto di svolta nella vita di uno studente.

E mi rivolgo anche ai ragazzi: non abbiate paura di denunciare e di chiedere aiuto. Non lasciate che la paura o la vergogna vi facciano rimanere in silenzio. Parlate con qualcuno, cercate una mano, permettete agli altri di esserci per voi.

Ditevelo ogni giorno, anche nei momenti più difficili:

“Io valgo la pena di essere salvato.”

Un ringraziamento speciale va anche alla Prof.ssa Letizia Ognibene, che durante gli anni della scuola media ha acceso in me la fiamma della scrittura, intuendo un talento che ancora non sapevo di possedere. E naturalmente alla mia famiglia: mia madre Concetta e i miei nonni Giovanni e Grazia, punti fermi e presenza costante in ogni passo del mio cammino.

Oggi, dopo i primi riscontri ricevuti a Palazzo Moncada a Caltanissetta e il nuovo incontro patrocinato dal Comune di Riesi e dall’ANPI, il mio desiderio più grande è portare queste pagine proprio dove tutto è cominciato: tra i banchi di scuola.

Voglio dialogare con ragazzi, docenti e genitori per ricordare che dietro ogni fragilità c’è una persona e che nessuno, davanti alle tempeste della vita, deve rimanere solo.

Perché a volte una scuola non salva soltanto un percorso di studi: salva una vita.

Locandina Evento