Settembre 9, 2026

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La città Informata

La Madonna di Manfria va rimossa. Ma una Sirenetta sarebbe andata meglio?

Quando la tutela del paesaggio rischia di trasformarsi nella tutela del paesaggio dall’uomo

Italia Nostra Sicilia ha chiesto la rimozione della statua della Madonna collocata su uno scoglio del litorale di Manfria, a Gela.

Il vicepresidente regionale dell’associazione, Leandro Janni, ricostruisce con dovizia di particolari la storia dei vincoli che interessano quel tratto di costa e sottolinea come, «a quanto pare», la statua sarebbe stata collocata senza le necessarie autorizzazioni.

Demanio Marittimo, Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, Assessorato regionale al Territorio e Ambiente: sono diversi, secondo Italia Nostra, gli enti che avrebbero dovuto pronunciarsi.

Tutto legittimo. Se occorrevano delle autorizzazioni e queste non sono state richieste, saranno gli uffici competenti ad accertarlo e ad assumere gli eventuali provvedimenti.

Ma il comunicato introduce anche un’altra motivazione che merita qualche riflessione: secondo Italia Nostra la Madonna dovrebbe essere rimossa perché «altera la naturalità del luogo e la sua identità paesaggistica».

Ed è qui che nasce una domanda.

E se al posto della Madonna ci fosse stata una Sirenetta?

A Copenaghen, su uno scoglio affacciato sul mare, siede da più di un secolo una piccola statua di bronzo: la Sirenetta.

Nessuno, guardandola oggi, penserebbe che quell’opera abbia distrutto l’identità paesaggistica del luogo. È accaduto esattamente il contrario: nel tempo è diventata essa stessa parte del paesaggio e uno dei simboli più conosciuti della città.

Naturalmente non stiamo paragonando la storia, il valore artistico o le procedure amministrative delle due opere.

Stiamo ponendo una questione molto più semplice.

La presenza dell’uomo altera necessariamente un paesaggio oppure, qualche volta, contribuisce a costruirne l’identità?

Perché se il principio fosse semplicemente quello della “naturalità”, dovremmo cominciare a interrogarci su una quantità sterminata di croci, edicole votive, statue, fari, torri, sentieri, belvedere e manufatti che nel corso dei secoli sono diventati elementi inseparabili dai paesaggi italiani.

Il paesaggio che amiamo, del resto, quasi mai è completamente naturale.

È il risultato dell’incontro fra natura e presenza umana.

Ma bisogna proprio intervenire su tutto?

Ed eccoci alla domanda meno giuridica e forse più semplice.

Piaccia o non piaccia una Madonna sopra quello scoglio, è davvero necessario trasformarla immediatamente in un caso?

Vigilare è importante. Segnalare un possibile abuso è legittimo. Chiedere agli enti competenti di verificare eventuali autorizzazioni è perfettamente comprensibile.

Ma esiste anche il senso della misura.

Non tutto ciò che non incontra il nostro gusto deve necessariamente diventare una battaglia. Non tutto ciò che modifica minimamente un luogo ne compromette l’identità. E soprattutto non spetta a un’associazione, per quanto autorevole, sostituirsi alle amministrazioni competenti nel decretare anticipatamente ciò che debba restare e ciò che debba essere rimosso.

Detto in maniera molto meno istituzionale, verrebbe quasi da domandare:

ma, ogni tanto, occuparsi dei fatti propri?

Naturalmente è una provocazione.

Ma dietro la provocazione rimane una questione seria: la tutela è tanto più autorevole quanto più sa distinguere una vera minaccia al paesaggio da qualcosa che semplicemente non piace.

Il precedente di Falconara

La posizione di Italia Nostra richiama alla memoria un’altra vicenda che interessò lo stesso tratto della costa nissena.

Nel 2024 l’associazione contestò duramente la realizzazione di una struttura balneare sulla spiaggia di Falconara, nonostante l’area fosse stata oggetto di una concessione demaniale regionale.

Anche allora il tema era la tutela di un tratto di costa di grande valore paesaggistico.

Ma anche allora si poteva porre una domanda diversa: una struttura balneare ben progettata e correttamente autorizzata danneggia necessariamente una spiaggia?

Oppure può contribuire a renderla maggiormente fruibile, offrendo servizi, pulizia, controllo, accessibilità e una presenza organizzata capace anche di scoraggiare comportamenti poco rispettosi del luogo?

Non tutto ciò che viene costruito migliora un territorio, naturalmente.

Ma neppure tutto ciò che viene costruito lo peggiora.

È precisamente per questo che esistono progetti, autorizzazioni, valutazioni e controlli.

Tutelare non significa imbalsamare

Abbiamo bisogno di associazioni che difendano il nostro patrimonio paesaggistico. Italia Nostra svolge da decenni questa funzione e molte sue battaglie hanno contribuito a salvaguardare beni che altrimenti avremmo rischiato di perdere.

Ma proprio perché la tutela è importante, occorre evitare che diventi un automatismo:

c’è qualcosa di nuovo, dunque va rimosso.

Un territorio non è un museo chiuso dentro una teca.

È uno spazio nel quale le persone vivono, lavorano, pregano, fanno il bagno, passeggiano, producono cultura e costruiscono memoria.

La vera sfida dovrebbe essere stabilire come conciliare queste attività con la tutela, non necessariamente scegliere l’una contro le altre.

E questo vale per uno stabilimento balneare come per una piccola statua.

Prima accertiamo, poi eventualmente rimuoviamo

C’è infine una piccola contraddizione linguistica nel comunicato di Italia Nostra.

Da una parte leggiamo che la statua sarebbe stata collocata senza autorizzazioni «a quanto pare» e che occorre attendere «le risultanze delle autorità competenti».

Dall’altra la conclusione è già nel titolo:

«La statua della Madonna collocata sullo scoglio del litorale di Manfria va rimossa».

Forse sarebbe stato più prudente invertire l’ordine.

Prima accertare. Poi valutare. E soltanto alla fine, qualora ne ricorrano realmente le condizioni, rimuovere.

Anche perché rimane una possibilità remota che nessuno, nel lungo elenco delle norme e dei decreti citati, sembra avere preso in considerazione.

E se fosse stato un miracolo?

Non vogliamo certo sostenere che la Madonna sia apparsa miracolosamente sullo scoglio di Manfria.

Ma, visto che ancora non sappiamo con certezza chi l’abbia collocata e con quali autorizzazioni, concediamoci almeno il sorriso.

Perché se fosse davvero comparsa da sola, la questione amministrativa diventerebbe straordinariamente interessante.

Occorrerebbe stabilire se anche un miracolo debba essere preceduto dal parere della Soprintendenza, dall’autorizzazione del Demanio e dal nulla osta paesaggistico.

E soprattutto sorgerebbe un problema che neppure il Codice dei Beni Culturali sembra avere previsto:

a chi notifichiamo l’ordinanza di rimozione?

Nel dubbio, prima di togliere la Madonna dallo scoglio di Manfria, guardiamola almeno una volta.

Magari tra cent’anni qualcuno potrebbe scoprire che era diventata la nostra piccola Sirenetta.

E magari, per una volta, potremmo scoprire che tutelare un luogo significa anche permettere alle persone di affezionarsi a esso.

Giuseppe Cannavò