Gennaio 15, 2026

Calt@nissetta InForma

La città Informata

L’altro figlio Pirandello e la ferita dell’emigrazione che parla ancora al presente

Applausi convinti, sala gremita e un silenzio denso di emozione hanno accompagnato la chiusura de L’altro figlio, dramma di Luigi Pirandello, andato in scena come sesto spettacolo della Rassegna Teatrale Peppe Nasca – Targa Michele Abate. Anche questo appuntamento ha fatto registrare il consueto tutto esaurito, confermando il forte legame tra il pubblico e una rassegna che, spettacolo dopo spettacolo, continua a raccogliere consensi e partecipazione.

Ambientato nei primi anni del Novecento in un piccolo paese della Sicilia svuotato dall’emigrazione, il dramma racconta una comunità rimasta senza uomini, popolata soprattutto da donne, bambini e anziani, sospesa in un tempo di attese e rinunce. In questo contesto prende forma la storia di Maragrazia, donna poverissima e segnata dalla vita, madre di due figli emigrati in Argentina dei quali non ha notizie da anni. Un’assenza che diventa dolore quotidiano, ossessione, ferita aperta.

Il cuore del testo emerge però con forza ancora maggiore quando si scopre che Maragrazia ha un terzo figlio, presente nello stesso paese ma escluso, non riconosciuto, “altro” per ragioni sociali e morali. Una verità crudele che viene accolta con sgomento dal medico condotto, figura centrale della vicenda e autentica coscienza critica del dramma. Attraverso il suo ascolto, il racconto della donna si trasforma in una denuncia lucida della realtà contadina del Meridione: miseria, sfruttamento, dignità calpestata, sacrifici estremi.

Il riadattamento firmato da Lella Falzone amplia l’universo umano della novella pirandelliana, arricchendolo di personaggi che costruiscono un vero e proprio coro popolare. Donne chine sul lavoro quotidiano, giovani sospesi tra la scelta di partire o restare, uomini segnati dalla fatica e dalla rassegnazione danno corpo a una Sicilia povera ma profondamente viva, dove l’unica possibilità di riscatto sembra essere l’emigrazione.

La messa in scena sceglie un linguaggio essenziale e simbolico: panni stesi, sedie di legno, ceste, valigie e pochi oggetti domestici diventano segni concreti della separazione, dell’abbandono e dell’attesa. Ogni gesto quotidiano – cucire, mescolare, sedersi, aspettare – assume un peso drammatico che accompagna lo spettatore fino al finale corale, di forte impatto emotivo.

Le interpretazioni risultano intense e misurate, capaci di restituire senza retorica la sofferenza silenziosa dei personaggi. Particolarmente toccante la costruzione di Maragrazia, emblema di una maternità negata e di un Sud costretto a pagare un prezzo altissimo per inseguire un futuro migliore.

Con L’altro figlio, Pirandello si conferma autore di straordinaria attualità. Cambiano le epoche e le rotte, ma restano le partenze forzate, le famiglie spezzate, il dolore di chi resta ad aspettare. Uno spettacolo che, all’interno della Rassegna Peppe Nasca, ha saputo trasformare il teatro in luogo di memoria, riflessione e coscienza civile, lasciando il pubblico con la sensazione netta di aver assistito non solo a una rappresentazione, ma a un racconto che parla ancora profondamente al nostro presente.