Luglio 21, 2026

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MAFIA: A CACCAMO UNA STRADA SARA’ INTITOLATA AD ANTONINO BURRAFATO, IL MARESCIALLO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA UCCISO NEL 1982

Il 29 giugno doppia cerimonia tra il carcere di Termini Imerese e Caccamo. Il figlio Totò Burrafato: “Un segno destinato a restare per le nuove generazioni”

Palermo– A quarantaquattro anni dall’assassinio per mano mafiosa del maresciallo della Polizia penitenziaria Antonino Burrafato, il Comune di Caccamo gli dedicherà una strada. La cerimonia di intitolazione si terrà il prossimo 29 giugno, data dell’eccidio, e rappresenterà il momento conclusivo di una giornata interamente dedicata alla memoria del servitore dello Stato.

L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Franco Fiore e condivisa con la famiglia Burrafato, si inserisce nel percorso di valorizzazione della memoria delle vittime di mafia e del lavoro, talvolta sottovalutato, della Polizia Penitenziaria.

Le commemorazioni prenderanno il via alle ore 9.30 con una celebrazione religiosa all’interno della casa circondariale di Termini Imerese, istituto che porta il nome del maresciallo Burrafato. Un momento di raccoglimento che si svolgerà proprio nel luogo simbolo del suo servizio allo Stato.

In serata, a Caccamo, si terrà invece la cerimonia ufficiale di intitolazione di una via extraurbana dedicata ad Antonino Burrafato. L’evento darà attuazione all’impegno assunto pubblicamente dal sindaco Franco Fiore nel corso di una iniziativa dell’anno scorso sulle vittime del dovere ospitata al Teatro Eden di Termini Imerese.

«L’intitolazione di una via non rappresenta soltanto un atto formale – dichiara Totò Burrafato, figlio del maresciallo ucciso dalla mafia – ma un segno destinato a restare. Significa consegnare un nome alla vita quotidiana di una comunità, renderlo visibile e riconoscibile, capace di parlare anche alle nuove generazioni».

La giornata sarà accompagnata da attività di documentazione video e raccolta di testimonianze per raccontare il valore civile dell’iniziativa e il significato di una memoria che si traduce in impegno pubblico.

Con l’intitolazione della strada, la figura di Antonino Burrafato entrerà stabilmente nella toponomastica della comunità di Caccamo, trasformando il ricordo di un servitore dello Stato caduto per mano mafiosa in un patrimonio condiviso di memoria e responsabilità civile.

Programma

· Termini Imerese, ore 9.30 – Celebrazione della Santa Messa presso la Casa Circondariale “Antonino Burrafato” di Termini Imerese.

· Caccamo, ore 18.00 – Cerimonia di intitolazione della via extraurbana dedicata ad Antonino Burrafato nel Comune di Caccamo.

Note Biografiche (fonte: interno.gov)

Antonino Burrafato (13 giugno 1933, Nicosia -29 giugno 1982 Termini Imerese). Il vice brigadiere degli agenti di custodia Antonino Burrafato lavorava presso l’ufficio matricola della Casa circondariale dei Cavallacci di Termini Imerese. Era una persona scrupolosa nel suo lavoro, fedele e attento esecutore degli ordini che gli venivano impartiti, e nel contempo, pur essendo apertamente contrario ad ogni forma di compromesso o di sudditanza nei confronti dei reclusi, si mostrava comprensivo per i loro problemi, sempre e comunque nei limiti consentiti dalla legge. Era il 29 giugno del 1982 quando Antonino Burrafato fu bloccato da un commando di quattro uomini a poche decine di metri dal carcere. Il Vicebrigadiere, raggiunto da più colpi di arma di fuoco, morì poco dopo all’ospedale Cimino di Termini Imerese. Le vere ragioni del suo omicidio si conobbero solo parecchi anni dopo quando il pentito, Salvatore Cocuzza, rivelò di essere stato lui stesso parte del gruppo di fuoco e che, quanto accaduto era stato per scelta e volontà del boss Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina. In pratica “l’errore” di Burrafato era stato quello di aver applicato il regolamento carcerario al boss. Le rivelazioni di Cocuzza confermarono le intuizioni del capitano dei carabinieri Gennaro Scala, il quale, pochi giorni dopo il delitto, aveva dichiarato nel suo rapporto che dietro quel fatto di sangue c’era sicuramente la mano di Cosa Nostra.