
Il 22 aprile, presso l’Istituto “Carlo Maria Carafa” di Riesi, è stato presentato il volume di Giuseppe Calascibetta Giovanni Nicosia, uno scrittore di Riesi. Sul sentiero di Calvino e Pavese, alla presenza di Vito Catalano. L’iniziativa ha visto la partecipazione della dirigente scolastica, dott.ssa Adriana Quattrocchi, che da quasi undici anni collabora attivamente con l’ANPI locale nella promozione della memoria dell’antifascismo, della Resistenza e della Costituzione italiana. Accanto a lei, la prof.ssa Carmen Sessa, insieme all’intero corpo docente e agli studenti dell’istituto, ha contribuito alla realizzazione dell’evento. Presenti anche Giuseppe Cammarata, del Comitato Provinciale ANPI di Caltanissetta, ed Enrico Cortese, figlio di Gino Cortese, partigiano e antifascista attivo nel Nisseno insieme a Leonardo Sciascia.
Con questo volume, Riesi torna a interrogarsi sulla propria memoria culturale e letteraria, riportando al centro dell’attenzione Giovanni Nicosia, autore nato l’11 ottobre 1919 e morto a Roma nel 1972. Rimasto per decenni ai margini della storia letteraria italiana, Nicosia è riemerso solo negli ultimi anni grazie al recupero di documenti, articoli e testi dispersi.
Scrittore, giornalista e partigiano, Nicosia si laureò in Giurisprudenza all’Università di Palermo nel 1940. Partecipò alla Seconda guerra mondiale sul fronte greco-albanese e successivamente prese parte alla Resistenza in Liguria, dove fu caposquadra garibaldino sui monti liguri alla guida di un distaccamento della IV Brigata “Elsio Guarrini”. Nel dopoguerra entrò in contatto con alcuni dei maggiori protagonisti della cultura italiana del Novecento. Nel 1946 Cesare Pavese lo chiamò a lavorare presso la casa editrice Einaudi, dove operò per circa tre anni come correttore di bozze e traduttore. Per l’editore torinese tradusse dal russo Il Paese di Dio di Il’ja Ilf ed Evgenij Petrov. In quegli anni frequentò da vicino l’ambiente culturale einaudiano, stringendo un forte legame con Italo Calvino, conosciuto durante la Resistenza a Sanremo. Secondo alcune testimonianze, fu proprio Nicosia a incoraggiare il giovane Calvino a entrare nel mondo editoriale di Einaudi, presentando a Pavese alcuni suoi scritti.

Tra i momenti più intensi dell’incontro, la testimonianza della dott.ssa Giorgia Nicosia, nipote dello scrittore e custode del suo patrimonio letterario, giunta da Roma per l’occasione. Nel suo intervento ha raccontato il lungo percorso di ricerca che ha permesso di ricostruire la figura del nonno, fino alla scoperta di un legame profondo con Riesi, vissuto come un ritorno alle proprie radici.
«Per molti anni mio nonno è stato poco più di un’eco, una presenza affidata ai racconti di famiglia e ai frammenti della memoria. La ricerca, fatta di archivi, documenti e testimonianze, mi ha restituito il suo profilo storico e umano. Ma è stato arrivare a Riesi, incontrare studenti, insegnanti e cittadini, percepire l’attenzione viva verso la sua storia, a farmi sentire davvero vicina a lui. Ho ritrovato non solo la sua storia, ma una traccia viva della sua presenza. Partire da Palermo, attraversare strade silenziose e paesaggi incontaminati, mi ha fatto percepire un tempo diverso, quasi sospeso. Ho pensato che quelle stesse strade, forse, le aveva percorse anche Giovanni, chissà quante volte. E in quel semplice pensiero ho sentito per la prima volta una vicinanza reale. Arrivare poi in un istituto pieno di persone — studenti, insegnanti, volti giovani e attenti — pronti ad ascoltare, a fare domande, a ricordare, è stato profondamente emozionante e soprattutto autentico. Perché la memoria non è fatta solo di ciò che si conserva, ma di ciò che continua a vivere negli altri» ha dichiarato.
I racconti ritrovati e il contributo al Neorealismo
Uno degli aspetti più significativi della ricerca di Giuseppe Calascibetta riguarda il recupero di alcuni racconti pubblicati da Giovanni Nicosia nel secondo dopoguerra sulle pagine de l’Unità. Testi a lungo dimenticati che dimostrano il suo contributo alla stagione del Neorealismo italiano, attraverso il racconto diretto della realtà sociale dell’Italia uscita dalla guerra. Tra i racconti ritrovati figurano Luglio 1945, Quando fa luna e Il donnaiolo del villaggio. Quest’ultimo, unico ambientato in Sicilia, rappresenta una preziosa testimonianza narrativa della vita nelle comunità dell’entroterra nel dopoguerra.

Il contributo di Vito Catalano e il legame con Sciascia
Di particolare rilievo è stato anche l’intervento di Vito Catalano, scrittore e nipote di Leonardo Sciascia, che ha evidenziato il fitto rapporto epistolare tra Sciascia e Nicosia. Un legame di amicizia e confronto letterario testimoniato da nove lettere, oggi conservate in parte presso la Fondazione Sciascia e in parte nell’archivio della famiglia Nicosia. Catalano ha inoltre ricordato il ruolo di Sciascia nell’ambiente antifascista di Caltanissetta, dove, grazie all’amicizia con Gino Cortese, entrò in contatto con una cellula clandestina composta, tra gli altri, da Emanuele Macaluso, Boccadutri e Pompeo Colajanni.
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Enrico Cortese, che ha ricordato un episodio raccontato dallo stesso Sciascia in Le parrocchie di Regalpetra. Negli anni Trenta, a Caltanissetta, allora centro di una vivace opposizione antifascista, il giovane Sciascia frequentava Gino Cortese, che lo avvicinò alle idee antifasciste. Un giorno, seduti al Caffè Romano, notarono un uomo intento ad ascoltare i loro discorsi. Gino Cortese, intuito che si trattava di una spia, si alzò, si avvicinò e gli sferrò uno schiaffo. Poi, rivolgendosi ad alta voce ai presenti, disse con ironica prontezza: «Ha osato parlare male del nostro Duce!». L’incontro di Riesi ha così restituito alla comunità non solo la memoria di uno scrittore dimenticato, ma anche il senso profondo di una storia collettiva fatta di cultura, antifascismo e impegno civile.

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