A Petralia Soprana, nelle Madonie, siamo scesi nel sottosuolo alla scoperta del Museo Sottosale. Un viaggio tra sculture, memoria mineraria e produzione, accompagnati da Daniela Li Puma e Carlo Li Puma dell’Associazione SottoSale, dove arte, impresa e industria raccontano insieme un pezzo di Sicilia
Per visitare questo museo non si sale una scalinata.

Si indossa un casco e si entra dentro una montagna.
È questo, forse, il primo elemento che distingue il Museo Sottosale da qualsiasi altro spazio espositivo.
Siamo a Raffo, borgo di Petralia Soprana, nel cuore delle Madonie. Qui il paesaggio che vediamo in superficie ne nasconde un altro, completamente diverso: quello della miniera di salgemma.
Scendere significa progressivamente perdere i riferimenti abituali. La luce naturale scompare, gli spazi cambiano dimensione e davanti agli occhi appaiono enormi pareti nelle quali il sale restituisce continuamente piccoli riflessi.
Poi, dentro questo scenario minerario, accade qualcosa di ancora più sorprendente.

Compaiono le opere.
Volti, corpi, figure e forme emergono dall’oscurità illuminate da fasci di luce. Sono sculture realizzate nel salgemma, la stessa materia che costituisce la montagna nella quale ci troviamo.
Il sale diventa arte.
E la miniera diventa museo.

Un museo che nasce dalla sua stessa materia
Ad accompagnarci in questo viaggio nel sottosuolo sono Daniela Li Puma e Carlo Li Puma dell’Associazione SottoSale, che ci guidano alla scoperta del Museo, delle opere e della storia di questo progetto culturale.
Perché il Museo Sottosale non è semplicemente una collezione trasferita all’interno di una miniera.

Le opere appartengono a questo luogo.
La materia utilizzata dagli artisti è la stessa che forma le pareti che le circondano. Avvicinandosi alle sculture, quello che inizialmente appare come un bianco uniforme rivela la propria struttura: cristalli, venature, trasparenze, imperfezioni.
La luce modifica continuamente la percezione delle superfici.
Persino il buio diventa parte dell’allestimento.
Ed è difficile stabilire, a volte, dove finisca l’opera dell’uomo e dove cominci quella della natura.
A Raffo il confine tra ciò che ha scolpito la natura e ciò che ha scolpito l’uomo diventa sorprendentemente sottile.

Il nostro viaggio SottoSale
Abbiamo provato a raccontare questa esperienza anche attraverso le immagini, seguendo il percorso all’interno della miniera e raccogliendo le testimonianze di Daniela Li Puma e Carlo Li Puma.
Il video consente di percepire soprattutto ciò che una fotografia difficilmente riesce a restituire: le dimensioni degli ambienti, il passaggio da una galleria all’altra, il rapporto tra le persone e la montagna e la successione delle opere lungo il percorso.
Ed è proprio attraversando quegli spazi che si comprende come il Museo racconti qualcosa di più ampio della sola produzione artistica.
Quando l’arte incontra il lavoro
Intorno alle sculture rimangono infatti visibili le testimonianze della storia mineraria.
Macchine, attrezzature e vecchi mezzi raccontano un altro rapporto dell’uomo con la stessa materia.

Una delle immagini più significative della nostra visita mostra un vecchio mezzo minerario profondamente segnato dal tempo. Poco distante, una scultura di salgemma emerge illuminata dall’oscurità.
È quasi la sintesi dell’intero luogo.
Da una parte il ferro consumato dal lavoro.
Dall’altra il sale trasformato dall’artista.

Industria e arte. Fatica e creatività. Estrazione e trasformazione.
Non sono due storie differenti.
Sono due modi attraverso i quali l’uomo si è confrontato con la stessa montagna.

Dal cuore della montagna alle nostre tavole
C’è poi un momento della visita nel quale il racconto cambia nuovamente prospettiva.
Su alcune mensole troviamo numerose confezioni di sale appartenenti a periodi differenti.

Cambiano i colori, le grafiche, i formati. Sale fino, grosso, iodato, integrale e prodotti destinati a utilizzi diversi.
Su molte confezioni compare il marchio Italkali.
Ed è in quel momento che ciò che abbiamo osservato nel sottosuolo incontra improvvisamente qualcosa che appartiene alla quotidianità di tutti noi.
Prima abbiamo visto il sale nella montagna.

Poi lo abbiamo osservato trasformato in opera d’arte.
Adesso lo ritroviamo come prodotto.
Quelle confezioni, esposte proprio all’interno del luogo dal quale proviene la materia prima, smettono quasi di essere semplici involucri commerciali e diventano documenti di una storia industriale.
Raccontano l’evoluzione del prodotto, del packaging e delle esigenze dei consumatori. Ma soprattutto consentono di visualizzare il lungo percorso che separa il giacimento dalla nostra tavola.

Dietro un gesto quotidiano come prendere una confezione di sale dallo scaffale di un supermercato esiste infatti un mondo che normalmente non vediamo: geologia, estrazione, tecnologia, infrastrutture, investimenti, organizzazione e lavoro.
Ed è qui che il Museo Sottosale permette una lettura ancora più interessante.

Arte, impresa e industria nella stessa montagna
Siamo abituati a considerare cultura e industria come due mondi distinti.
A Raffo questa separazione perde gran parte del proprio significato.
L’industria ha consentito all’uomo di entrare nella montagna e utilizzarne le risorse. L’impresa ha trasformato quella materia in produzione, lavoro e prodotti. L’arte ha preso lo stesso salgemma e gli ha attribuito una nuova funzione, trasformandolo in linguaggio e testimonianza culturale.

Arte, impresa e industria condividono qui la stessa materia prima.
E nessuna delle tre dimensioni ha bisogno di nascondere le altre.
Le sculture non cancellano la natura mineraria del luogo. I vecchi mezzi non disturbano l’esposizione artistica. Le testimonianze della produzione non trasformano il Museo in uno spazio commerciale.
Al contrario, ciascun elemento aiuta a comprendere gli altri.

È anche attraverso questa relazione che emerge il valore di un’impresa profondamente radicata nel territorio.
Un’attività industriale che attraversa il tempo non produce soltanto beni. Produce professionalità, conoscenze, lavoro, memoria, trasformazioni economiche e sociali.
E progressivamente produce anche patrimonio.
La presenza di Italkali nella storia della miniera diventa quindi parte di un racconto più grande: quello del rapporto tra una risorsa naturale siciliana, l’impresa che la trasforma e il territorio nel quale questa attività si sviluppa.
In questo senso il Museo Sottosale rappresenta un esempio particolarmente interessante di come il patrimonio industriale possa diventare patrimonio culturale senza perdere la propria identità produttiva.

L’arte non ha preso il posto dell’industria.
E l’industria non fa semplicemente da scenario all’arte.
Entrambe raccontano, con linguaggi differenti, il rapporto fra la montagna e l’uomo.
Un patrimonio che può diventare viaggio
C’è infine una dimensione che inevitabilmente emerge durante la visita: quella turistica.
Petralia Soprana e le Madonie possiedono già un patrimonio paesaggistico, storico e culturale di grande valore. Il Museo Sottosale aggiunge però qualcosa che difficilmente può essere replicato altrove.
Una collezione può essere trasferita.
Una scultura può cambiare museo.

Una montagna di sale no.
È questa unicità a poter trasformare il Museo anche in una motivazione di viaggio e in uno strumento di promozione dell’intero territorio.
Chi arriva per scendere nella miniera può scoprire Petralia Soprana. Chi visita le Madonie può essere portato a conoscere Raffo. Cultura, industria e turismo possono così diventare componenti di un’unica esperienza territoriale.
Ed è forse proprio qui che il lavoro portato avanti dall’Associazione Sottosale, insieme alla disponibilità di uno spazio minerario capace di accogliere questo progetto, assume un significato che supera la semplice organizzazione di un percorso museale.
Significa mantenere vivo un racconto.

Tornando alla luce
Alla fine della visita percorriamo la strada inversa.
Lasciamo progressivamente le sculture, le luci, i vecchi mezzi, le confezioni che raccontano la storia della produzione e quelle enormi pareti di sale.
Torniamo in superficie.
Fuori ritroviamo il paesaggio delle Madonie.
Ma adesso sappiamo che sotto quel paesaggio ne esiste un altro.
Un paesaggio fatto di materia formatasi in tempi geologici lontanissimi e successivamente trasformata dal lavoro dell’uomo.
Siamo scesi sottoterra pensando di visitare un museo di sculture di sale.
Ne siamo usciti dopo avere incontrato molto di più.

La natura, il lavoro di generazioni, l’arte, l’impresa, l’industria e la possibilità di trasformare tutto questo in cultura e sviluppo del territorio.
Forse è proprio questa la forza del Museo Sottosale di Raffo.
Dimostrare che una miniera non deve necessariamente scegliere quale storia raccontare.
Può raccontarle tutte.
E ricordarci che, qualche volta, per scoprire una parte sorprendente della Sicilia bisogna scendere sotto la sua superficie.



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