Ieri sera piazza Calvario a San Cataldo ha ospitato il debutto della compagnia teatrale “Sipario Blu”, che ha aperto con grande successo di pubblico la seconda edizione della rassegna “Maschere Nude”, inserita nel programma dell’Estate sancataldese. Sul palco è andata in scena la commedia brillante in due atti “L’Addruma o non l’Addruma”, per la regia di Silvio Alaimo, davanti a una platea numerosa che ha risposto con calore fin dalle prime battute.
La commedia offre uno spaccato di un piccolo paese dell’entroterra siciliano durante il ventennio fascista, mettendo in luce le intolleranze e le ipocrisie sociali di quel mondo, intrise di moralismo e di un falso perbenismo. È esattamente ciò che accade al professore protagonista, che diventa bersaglio di maldicenze diffuse ad arte dalla sua stessa famiglia: il fratello prete e la sorella, mossi unicamente da interessi legati al patrimonio dei genitori. L’attore che lo interpreta regge magistralmente l’intera scena dall’inizio alla fine, sostenendo da solo gran parte dello spettacolo.
Accanto a lui si muove la cameriera, al suo servizio da anni, che non perde la speranza di diventarne un giorno la moglie e che tenta in ogni modo di circuirlo: un’incertezza che resterà irrisolta fino alla fine, legata simbolicamente a quel sigaro attorno a cui si avvolge il dubbio amletico che dà il titolo allo spettacolo.
Il regista sceglie di dare particolare risalto a due figure popolari: da un lato il giovane Lilluzzo, mosso da una voglia quasi maniacale per le donne, portato in scena con notevole efficacia da un attore non più giovanissimo capace, comunque, di muoversi come un giovincello, tratteggiando le manie del personaggio con ingenuità apparente e senza mai scivolare nella volgarità, sciogliendo l’ossessione in situazioni grottesche che strappano risate al pubblico.
Dall’altro lato, la scelta più audace del regista ricade su donna Teresa, “la Verdesca”, il cui ingresso in scena è accompagnato da effetti speciali insoliti per il teatro popolare siciliano, più vicini semmai a certe soluzioni del teatro futurista: una scelta che per qualche istante si discosta dalla sobrietà generale dell’allestimento senza però tradirla, riservata al solo passaggio dal registro comico a quello drammatico, in una dimensione onirica e quasi grottesca capace di rendere visibile ciò che nel testo resta implicito.
Nel complesso, tutti gli attori si sono mossi bene sulla scena, alternando momenti di intensità a momenti di leggerezza. Al regista va il merito maggiore, per la sapiente scelta degli interpreti e per l’equilibrio complessivo dell’allestimento, fedele alla scenografia semplice ed essenziale del teatro dialettale pur concedendosi un’unica libertà scenica, forte ma ben calibrata. Un’apertura, dunque, che ha saputo rispecchiare pienamente lo spirito della rassegna “Maschere Nude”: teatro amatoriale nato dal paese, ma capace di reggere il confronto con i grandi temi della tradizione dialettale siciliana. Il pubblico di piazza Calvario ha risposto con entusiasmo, confermando le attese della vigilia e lasciando ben sperare per i quattro appuntamenti ancora in calendario fino all’11 settembre.



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