Agosto 7, 2026

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Turismo a Caltanissetta: forse stiamo discutendo del problema sbagliato

Da qualche settimana il dibattito cittadino si concentra sull’eventuale introduzione della tassa di soggiorno. C’è chi la considera uno strumento normale, già adottato in centinaia di Comuni italiani, e chi invece teme che rappresenti un ulteriore aggravio burocratico e fiscale per le strutture ricettive.

Eppure, osservando i dati degli ultimi venticinque anni, viene spontaneo chiedersi se non stiamo discutendo del tema sbagliato.

Un quarto di secolo di crescita

Negli ultimi venticinque anni il turismo a Caltanissetta ha vissuto una trasformazione che pochi avrebbero immaginato.

Dai pochi alberghi presenti all’inizio degli anni Duemila si è passati a una rete composta prevalentemente da bed & breakfast, affittacamere, case vacanza e piccole strutture familiari, fino a raggiungere quasi un centinaio di attività ricettive e circa 850 posti letto.

Parallelamente sono cresciute le presenze turistiche.

Un percorso che ha avuto un momento particolarmente significativo nel 2017, quando anche grazie alle iniziative di promozione territoriale realizzate in quegli anni, tra cui Taste&Win, Caltanissetta registrò il miglior risultato turistico dell’ultimo quarto di secolo, raggiungendo circa 133 mila presenze, un record assoluto per la città.

Un dato che meriterebbe di essere studiato più che semplicemente ricordato.

Un piccolo territorio con una permanenza sorprendente

Negli anni successivi il settore ha continuato a consolidarsi.

Pur rappresentando stabilmente circa l’1% delle presenze turistiche dell’intera Sicilia, Caltanissetta ha mantenuto un indicatore che sorprende molti osservatori: una permanenza media superiore ai quattro giorni, tra le più elevate della regione.

Per una città dell’entroterra, lontana dalle grandi località balneari e dai circuiti del turismo internazionale, non è un dato banale.

È il segnale che chi arriva tende a fermarsi.

Ed è proprio questo dato che merita una riflessione.

Forse il limite non è più la domanda

Negli ultimi mesi, confrontando i dati regionali con quelli provinciali e cittadini, emerge una domanda semplice.

Quanto può ancora crescere Caltanissetta con gli attuali posti letto disponibili?

La risposta, probabilmente, è: non molto.

Lo dimostrano episodi che gli operatori conoscono bene.

Durante eventi come il Rally di Caltanissetta, la Coppa Nissena o la Settimana Santa, le strutture ricettive esauriscono rapidamente la disponibilità e numerosi visitatori sono costretti a pernottare nei comuni vicini.

Questo significa una cosa molto semplice.

Non perdiamo turisti.

Perdiamo pernottamenti.

Perdiamo colazioni.

Perdiamo pranzi e cene.

Perdiamo acquisti nei negozi.

Perdiamo ricchezza che si trasferisce altrove.

Una ricettività fatta di famiglie

C’è poi un’altra caratteristica tutta nissena.

La quasi totalità delle strutture ricettive non è costituita da grandi alberghi.

Sono piccole realtà familiari, spesso con quattro, sei o otto posti letto, nate recuperando abitazioni esistenti.

Un modello che ha consentito alla città di crescere senza grandi investimenti, ma che oggi potrebbe rappresentare anche il principale limite allo sviluppo.

Perché una città può continuare ad attrarre visitatori solo fino a quando ha camere disponibili.

Oltre quel limite la crescita si ferma.

Il vero dibattito

Per questo motivo, forse, la vera discussione non dovrebbe essere la tassa di soggiorno.

Anche ipotizzando un’imposta di un euro per pernottamento, il gettito stimato si aggirerebbe intorno ai 120 mila euro annui.

Una cifra certamente utile, ma difficilmente in grado di modificare in maniera significativa il bilancio comunale o le sorti economiche della città.

La vera domanda dovrebbe essere un’altra.

Quanti nuovi posti letto servono a Caltanissetta per continuare a crescere?

Perché il turismo non aumenta con una delibera.

Aumenta se aumenta la capacità di accogliere persone.

Occorrono nuovi posti letto.

Solo quelli.

Più ospiti.

Più lavoro.

Più fatturato per le strutture ricettive.

Più clienti per ristoranti, bar, negozi e servizi.

Più economia distribuita sul territorio.

Forse dovremo rinunciare a un primato

Può sembrare un paradosso.

Per aumentare significativamente il turismo nisseno potrebbe essere necessario aumentare i posti letto disponibili.

Questo, probabilmente, farà diminuire nel tempo l’attuale permanenza media di oltre quattro giorni.

Ma non sarebbe una cattiva notizia.

Sarebbe il segno che Caltanissetta è cresciuta.

Le statistiche servono a comprendere i fenomeni, non a diventare un obiettivo da conservare a tutti i costi.

Se per raddoppiare il numero dei visitatori dovessimo rinunciare a qualche decimale della permanenza media, sarebbe un prezzo che varrebbe la pena

pagare.

Una domanda aperta

Forse è arrivato il momento di cambiare prospettiva.

Non chiediamoci soltanto se introdurre o meno la tassa di soggiorno.

Chiediamoci, piuttosto, quale debba essere il futuro del turismo nisseno nei prossimi venticinque anni.

Perché se l’obiettivo è continuare a crescere, la priorità non è trovare qualche decina di migliaia di euro in più.

La vera sfida è trovare nuovi posti letto.

E questa, probabilmente, è una discussione che vale la pena aprire.

I dati riportati in questo articolo sono elaborati sulla base delle statistiche ufficiali dell’Osservatorio Turistico della Regione Siciliana, integrate con i dati delle strutture ricettive autorizzate del Comune di Caltanissetta.