Febbraio 17, 2026

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Separazione delle carriere dei magistrati: una riflessione che viene dalla storia

Nel dibattito contemporaneo sulla separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, spesso acceso e polarizzato, vale la pena fermarsi un momento e guardare alla radice storica del nostro ordinamento giudiziario. A farlo è una voce autorevole del diritto costituzionale italiano: Augusto Barbera, Presidente emerito della Corte Costituzionale, più volte parlamentare e professore emerito di Diritto Costituzionale all’Università di Bologna.

In un suo intervento, Barbera ricorda un dato che troppo spesso viene rimosso dal confronto pubblico:
l’appartenenza di tutti i magistrati alla medesima carriera fu voluta – o quantomeno confermata – dal regime fascista, perché ritenuta più congeniale a un processo di tipo inquisitorio.

In quel modello processuale, infatti, le funzioni di indagine e di giudizio non erano nettamente distinte. Il giudice poteva svolgere contemporaneamente ruoli inquirenti e giudicanti, come accadeva nel rito sommario o nella figura del Pretore. In altri casi, il pubblico ministero agiva come coagente, sotto la direzione del giudice istruttore, nella raccolta delle prove durante l’istruttoria formale.

Essendo le due funzioni non sempre chiaramente separabili, secondo il legislatore dell’epoca non aveva senso distinguere le carriere. Al contrario, esse dovevano rappresentare l’espressione di “un’anima sola”, coerente con una visione autoritaria e accentrata della giurisdizione.

Questa ricostruzione storica apre una riflessione tutt’altro che marginale:
se l’unità delle carriere nasce all’interno di un sistema inquisitorio, è legittimo chiedersi se oggi – in uno Stato di diritto fondato sul giusto processo, sul contraddittorio e sulla parità delle parti – quella scelta sia ancora coerente con i principi costituzionali e democratici.

Il tema non è ideologico né di parte. A sollevarlo è un costituzionalista che ha attraversato decenni di vita istituzionale, chiamato a interpretare e difendere la Costituzione della Repubblica. Proprio per questo, le sue parole meritano attenzione e invitano a un confronto serio, informato e libero da semplificazioni.

In tempi in cui il dibattito sulla giustizia rischia di ridursi a slogan contrapposti, ricordare le origini storiche delle scelte ordinamentali può aiutare a riportare la discussione sul terreno della consapevolezza e della responsabilità.

Come direbbe qualcuno:
meditate, gente, meditate.

Piero Lipera